Siamo grati al Presidente Sergio Mattarella, ed esprimiamo pieno apprezzamento per i contenuti del messaggio inviato al Presidente dell’ACRI Giovanni Azzone.
Il messaggio è facilmente reperibile online e consigliamo la lettura integrale. Riportiamo un capoverso che ben sintetizza cosa servirebbe all’Europa per competere. – Una piena integrazione europea si presenta, anche in questo ambito, come lo strumento di difesa migliore contro la finanza meramente speculativa. Gli ostacoli al mercato unico da un lato e la relativa debolezza del risparmio a lungo termine dall’altro dirottano altrove ingenti risorse e frenano investimenti che potrebbero, invece, rendere più forti le nostre società -.
Cogliamo l’occasione della ricorrenza per formulare una proposta: così come una frana che distrugge una baita può essere trasformata nell’opportunità di avere a disposizione quanto serve per costruire una casa più grande e più sicura, proponiamo di trasformare la discrezionalità statutaria nell’opportunità di separare la finanza che si approfitta del risparmio nazionale dalla finanza che sostiene lo sviluppo economico e favorisce la diffusione del benessere collettivo.
Estraiamo dal sito ufficiale dell’ACRI la presentazione dell’evento: – Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, venerdì 30 ottobre 2026 Acri organizza l’evento di celebrazione della 102a Giornata Mondiale del Risparmio. Il tema di quest’anno è “Il risparmio nella società che cambia” -.
Le modifiche introdotte dalla cosiddetta «Legge Capitali» e dai successivi interventi normativi hanno interessato il Testo unico della finanza (TUF) e il Codice civile, con l’obiettivo dichiarato di rendere più attrattivo il mercato italiano dei capitali, anche attraverso l’attribuzione agli emittenti di maggiori margini di discrezionalità statutaria.
Negli ultimi due articoli pubblicati abbiamo cercato di delineare un percorso argomentativo a sostegno della necessità di introdurre soluzioni capaci di riportare i risparmiatori a investire nelle nostre imprese.
Il 21 settembre avevamo pubblicato un articolo nel quale davamo evidenza ai meccanismi con cui gli emittenti trasferiscono ricchezza a proprio favore. Scaricabile al seguente link
– https://vocedegliazionisti.it/i-delisting-che-trasferiscono-ricchezza/
Il 15 ottobre è seguito un articolo da cui emergevano le differenze tra investitori istituzionali e retail e la diffusione di dati incompleti utili a stimolare i risparmiatori a investire in azioni, con una visione incompleta sui rischi.
– https://vocedegliazionisti.it/leconomia-necessita-di-capitale-di-rischio/
Considerando le esperienze sperimentate dagli investitori retail, riteniamo che essi possano tornare ad investire sul mercato nazionale solo in presenza di una vera svolta sulle tutele.
Infatti, sono più di 15 anni che assistiamo a una riduzione dei diritti degli investitori, per favorire la quotazione di emittenti che, spesso, puntano a trarre profitto da delisting a forte sconto.
Gli emittenti che si quotano per sviluppare un progetto d’impresa sono fortemente penalizzati perché gli investitori che hanno subito abusi preferiscono tenere i risparmi come liquidità in banca o affidarli a fondi che li investono a propria discrezione.
La carenza di capitale genera la sottovalutazione delle nostre imprese che, o si quotano su altri mercati o sono acquisite dai fondi esteri che raccolgono i risparmi degli italiani.
La proposta: “Trasformare un problema in un’opportunità”.
Consentire la discrezionalità statutaria a emittenti che vogliono essere identificati come imprenditori che intendono sviluppare un’idea imprenditoriale, senza secondi fini, nel rispetto dei diritti di chi apporta il capitale di rischio e con piena considerazione del benessere collettivo.
Nello statuto potrebbero impegnarsi a:
- non fare aumenti di capitale senza diritti d’opzione o sotto il valore patrimoniale unitario;
- non fare ricorso a delisting e ad operazioni iper-diluitive come i prestiti obbligazionari convertibili non standard;
- non fare fusioni con società non quotate;
- non fare ricorso alle assemblee da remoto e all’obbligo di voto mediante rappresentante designato;
- introdurre quanto consentirebbe un dialogo costante, trasparente e privo di tecnicismi con tutti gli azionisti;
- chiedere alle istituzioni e agli organi di vigilanza che i titoli siano quotati su un nuovo segmento in cui vige l’assoluto divieto di fare vendite allo scoperto di qualsiasi tipo per tutti gli investitori, istituzionali compresi.
Se l’unificazione dei mercati europei si facesse carico di sperimentare la totale separazioni tra le operatività speculative e quelle di pura imprenditorialità, siamo convinti che nel medio periodo emergerebbe con chiarezza la volontà e l’interesse dei risparmiatori per chi opera con lo scopo di valorizzare la propria impresa e il capitale investito da chi cerca sicurezza economica per il futuro da pensionato.




