Il 10 novembre 2025, alla LUISS di Roma, si è tenuto il convegno “Il nuovo Testo Unico della Finanza” introdotto dal Sottosegretario al MEF Federico Freni. Il giorno seguente Milano Finanza ha descritto il suo intervento nell’articolo: – Freni: il nuovo Tuf farà funzionare meglio il mercato -, la frase d’apertura e stata: – “La crescita dei mercati finanziari, o la loro non contrazione, non è solo un obiettivo di politica economica ma una scelta di sopravvivenza. L’unica che può assicurare un futuro all’Italia e all’Europa”.
Esterniamo senza riserve l’apprezzamento per gli intenti dichiarati con l’affermazione iniziale.
La citazione che ha fatto seguire ha però incrinato la sintonia iniziale: – Dicendosi poi “convinto” che la riforma del Tuf, approdata in Parlamento, “farà funzionare meglio il mercato” soprattutto perché parte dalla consapevolezza che “come nel Vangelo di Marco si chiarisce che il sabato è per l’uomo e non è l’uomo fatto per il sabato, così noi dobbiamo ricordare che le regole sono fatte per il mercato e non viceversa”.
A nostro avviso le regole dovrebbero essere fatte per tutelare i diritti di tutti. Le citazioni ad effetto ci insospettiscono, soprattutto dopo avere denunciato più volte come l’allentamento delle regole ha troppo spesso danneggiato gli investitori retail, ma non ha prodotto quell’evoluzione del mercato finanziario con cui si era cercato di giustificare la loro l’introduzione, anzi …
Il 12 novembre 2025 Milano Finanza pubblicava l’articolo – L’analfabetismo finanziario è un costo occulto del 7% – in cui riportava i risultati diffusi col quinto Osservatorio Edufin di Pictet Asset Management. Si tratta di una ricerca periodica che si propone di misurare il livello di alfabetizzazione finanziaria nel nostro Paese, condotta da una divisione del gruppo svizzero Pictet, il quale si occupa della gestione patrimoniale di clienti istituzionali e privati.
A fine articolo vengono riportati alcuni dati emersi dall’indagine: – Un ulteriore aspetto critico riguarda gli investimenti attesi in futuro: la quota di italiani che vogliono scommettere sulle azioni è scesa in due anni dal 6% al 3%, mentre quella di risparmiatori che sceglieranno il Btp è lievitata dal 16% al 25%. Drammatico, infine, il dato della liquidità: è salita in un anno dal 35% al 42% – Come anticipato nel titolo si spiega: – Liquidità lasciata nei conti correnti ed erosa dall’inflazione, investimenti immobiliari a basso rendimento, troppi titoli di Stato in portafoglio: negli ultimi 20 anni questo approccio negativo al denaro ha fatto perdere agli italiani, complice l’incedere del carovita, il 7% della ricchezza reale di partenza. –
La causa di questo fenomeno viene attribuita alla scarsa educazione finanziaria, in un contesto in cui gli italiani sono: – in preda a un’ansia finanziaria crescente, per il futuro hanno paura di non poter contare sulle proprie forze – con la logica conseguenza di un problema considerato patologico dall’osservatorio – A fronte di mercati volatili e di un’avversione al rischio difficile da tenere a bada, nell’ultimo anno gli italiani hanno ulteriormente incrementato la quota di obbligazioni (49%) e liquidità (19%) in portafoglio, a discapito delle azioni, sprofondate all’8%
Tornando all’intervento del Sottosegretario Freni, riportiamo un passaggio in cui auspica che: – «tutte le nuove regole vengano condivise» ma ha anche avvertito che «di unanimismo si può anche morire». Insomma non «è una riforma che può o vuole necessariamente fare contenti tutti».
Dopo le dichiarazioni di un rappresentante di rilievo del MEF e di un intermediario, segnaliamo lo studio del Centro di ricerche finanziarie sulla Corporate Governance FIN-GOV, sintetizzato da Milano Finanza il 18 novembre 2025. Consigliandone la lettura integrale, riportiamo solo il titolo, che ben rappresenta i risultati raggiunti da tecnici indipendenti: – Il paradosso della riforma del Tuf: agevola i delisting e non le ipo. – L’enfasi posta dal Sottosegretario Freni sul miglior funzionamento del mercato apparirebbe, quindi, un paradosso.
Inoltre, considerato che Freni sostiene l’impossibilità di accontentare tutti, diventa prioritario identificare chi rischia di essere penalizzato dalle modifiche al TUF, se si vuole capire l’impatto della riforma sul mercato dei capitali. A tal fine ci viene in aiuto un articolo del professor Massimo Belcredi, fondatore e Direttore di FIN-GOV, pubblicato su Milano Finanza il 4 dicembre 2025: – La controriforma del Tuf, un sistema che non attira gli investitori esteri –
Nell’introduzione si legge – La riforma del Testo Unico della Finanza è in esame parlamentare. Entro 40 giorni il governo emanerà il testo definitivo, ma le basi della riforma sollevano dubbi sulla protezione degli azionisti di minoranza. –
Indica poi i due cardini su cui si basa la riforma: – Il primo è aumentare i margini di libertà del socio di controllo per attrarre nuove società sul mercato. Il secondo è il forte potenziamento dell’autonomia statutaria, che lascia libere le società di costruirsi un diritto à la carte. –
Tornando all’indagine di Pictet Asset Management chiediamo: siamo certi che la decisione degli investitori retail di ridurre l’esposizione azionaria derivi davvero dalla scarsa alfabetizzazione finanziaria? O, piuttosto, dall’esatto contrario? In quest’ultima ipotesi i piccoli investitori si troverebbero immersi in un altro paradosso.
Come i fatti dimostrano, l’unica voce costantemente ignorata è stata quella degli azionisti retail, che negli ultimi anni – nonostante numerosi esposti inviati a istituzioni, politici e legislatori – non hanno ottenuto alcun riscontro. Eppure hanno sperimentato e denunciato situazioni come:
- diluizioni fino alla perdita della qualifica di azionisti, dopo l’emissione di prestiti obbligazionari convertibili senza o con limitazione del diritto d’opzione;
- aumenti di capitale a raffica per perdite generate da vendite forzate di crediti deteriorati e conferimento di miliardi di imposte attive differite alle banche incorporanti, che dopo l’esclusione dei piccoli azionisti hanno realizzato utili mai visti in precedenza;
- fusioni di società quotate in società che non lo erano;
- delisting a prezzi frazionali rispetto a quelli del collocamento avvenuto poco tempo prima;
- utilizzo del voto maggiorato per mantenere il controllo dell’assemblea straordinaria e conseguente possibilità di liberarsi delle azioni di risparmio, togliendo un’opportunità d’investimento ai piccoli azionisti che non nutrivano interesse per il diritto di voto;
- irregolarità commesse da intermediari: caso SCI, bond argentini, diamanti da investimento, vendite allo scoperto come nel caso Saipem dove fondi olandesi hanno venduto più del 50% delle azioni Saipem durante un aumento di capitale. Sono i casi più noti perché collettivi, provate ad immaginare quanti possono essere quelli rimasti sommersi perché subiti da pochi investitori.
Siamo certi che la somma dei danni generati da questi episodi – che hanno penalizzato soprattutto i piccoli risparmiatori – non avrebbe fatto perdere ben più del 7% attribuito a scelte d’investimento diverse da quella in azioni?
Quando si citano medie ufficiali, occorre ricordare il pollo di Trilussa: il punto di vista di chi ha digiunato non può coincidere con quello di chi si è mangiato due polli. Dire a chi ha subito il digiuno che avrebbe mangiato di più investendo proprio nell’attività che lo ha portato a digiunare non è una soluzione: è un ulteriore paradosso.
Ribadiamo con fermezza ciò che sosteniamo da anni: i risparmiatori devono unirsi e costituirsi come categoria che investe i risparmi a sostegno dello sviluppo economico, dotandosi della forza per contrastare i paradossi sotto cui si cela la prevaricazione dei diritti. Come ha affermato Freni, è l’unica scelta che possa assicurare un futuro all’Italia e all’Europa.
Peccato che poi vengano proposte modifiche che generano risultati opposti rispetto a quelli dichiarati necessari alla competitività del nostro paese, perché spingono gli investitori ad investire su altri mercati o in attività a rendimento basso o nullo.
Dobbiamo essere in tanti, fare sentire la voce di una categoria stanca di subire e pretendere il ripristino dei diritti, la cui cancellazione sta conducendo il nostro Paese verso un declino irreversibile.
Chi condivide la necessità di contrastare la degenerazione del sistema finanziario evidenziata in questo scritto, e ritenesse importante l’affermazione dei valori che possono dare credibilità al nostro sistema finanziario, può chiedere informazioni a: associazione@vocedegliazionisti.it , per ricevere tutto quanto necessario a conoscere l’Associazione che è stata fondata per tutelare i diritti dei piccoli investitori, condizione ritenuta indispensabile per lasciare un mondo degno di essere vissuto ai nostri figli.




